Un tempo i Tarocchi si chiamavano… Trionfi!

Proprio così: Trionfi. E quel nome rimanda a una teoria di figure allegoriche – Amore, Morte, Ruota della Fortuna… – che sfilano una dopo l’altra con la solennità di un corteo. Sullo sfondo c’è il Petrarca dei Trionfi, il poemetto che crea l’universo allegorico di riferimento, fatto di simboli, immagini e personificazioni.
Quelle carte, del resto, non erano oggetti qualsiasi. Alcuni mazzi di Tarocchi valevano una fortuna, segno del loro pregio artistico, ben oltre l’uso ludico, che prevedeva esercizi di memoria, improvvisazioni musicali, novelle nate da una carta pescata a sorte.
All’inizio del Cinquecento, si impone il nome Tarocchi. Perché prevalga proprio questo termine non è del tutto chiaro. Già per i contemporanei l’etimo era incerto. L’ipotesi più convincente ci porta al Matto, carta irregolare, senza numero, quasi un’eccezione dentro l’ordine del mazzo.
Quanto alla funzione originaria, conviene ricordarlo: i Tarocchi non nascono per predire il futuro. Nascono come oggetto d’arte e insieme gioco colto, sociale e figurato. Come Trionfi, appunto. Un nome perfetto per opere d’arte nate per farsi ammirare, ricordare e soprattutto raccontare. Magari proprio in 7 parole, come qui ti sfidiamo a fare.
Domenica 17 maggio terremo una visita alla mostra seguita da una sfida istantanea 7Parole. I posti sono limitati, vai a prenotarti!
Accademia Carrara
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