In 7 parole tra inganni e Segreti

05/07/2026
Gustave Caillabotte, Strada di Parigi in un giorno di pioggia (part, 1877).

«Poi, come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto | alberi, case, colli per l’inganno consueto. | Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto | tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto».

In questi versi di Eugenio Montale il segreto non somiglia a una confidenza taciuta, né a una verità privata da custodire con attenzione. È qualcosa di più vertiginoso: è il sospetto che, dietro lo schermo del mondo, non ci sia un ordine nascosto, ma il Nulla. Per un istante il poeta lo intravede, e ne prova sgomento. Poi subito tornano «alberi, case, colli», le immagini familiari che ricompongono la realtà e la rendono di nuovo abitabile. È questo «l’inganno consueto»: credere che tutto sia “pieno”, sensato, spiegabile.

Ma ormai è troppo tardi. Chi ha visto anche solo per un attimo quel vuoto non può più tornare tra gli altri come se nulla fosse. Il poeta se ne va «zitto», perché nessuno vuole ascoltare un segreto così impegnativo. Nessuno desidera abitare nel Nulla, e forse nemmeno sostarvi. Meglio non voltarsi, continuare a camminare, lasciare che il mondo sembri sempre uguale a se stesso.

Eppure questo segreto non è solo una condanna. Può diventare differenza, dignità, persino orgoglio. Sapere che l’inganno esiste non impedisce di guardare le cose: chiede semmai uno sguardo più vero, più attento, meno disposto ad accontentarsi.

La nuova sfida di 7Parole è dedicata ai Segreti. Affrontali con coraggio e misura: non per spiegare tutto, ma per lasciare intravedere, in sole 7 parole, ciò che di solito se ne sta chiuso nel cuore.

Vai alla sfida.

Lascia un commento