Siamo sempre gli asini di qualcun altro

Con tutto che lo dipingono come indeciso tra questo e quel cumulo di fieno, fino a morire di fame, l’Asino di Buridano ha accettato subito di rispondere ai miei 7 quesiti di 7 parole ciascuno. Mi accoglie nel suo paradiso in Val Resia, devo ricordarmi di chiedergli perché sono dovuto venire fino a qui.

Insomma, signor Asino, come è andata veramente?

Se sono davvero morto di fame, intendi? No, caro mio, per niente. Semmai sono morto di fatica, come quasi tutti i rappresentanti della mia specie. Fatica e privazioni. Vedi, se nasci asino non hai molta scelta. Buridano si è proprio sbagliato: noi asini non è che non scegliamo, semmai non abbiamo scelta. Basto o bastone, questa è l’unica alternativa della nostra vita. Anzi: basto e bastone, ecco qua la nostra vita in 3 parole. Altro che 7.

Ma Buridano non era un filosofo prestigioso?

Come no! Ma tanto per cominciare la storiella dell’asino che muore di fame non l’ha mica inventata lui. È una leggenda, hanno preso di mira noi asini perché, cosa vuoi, il nostro ufficio stampa è quello che è. E comunque: Buridano non ne ha mai parlato o scritto, tutto è nato per far capire in parole povere cos’è il libero arbitrio, e da lì apriti cielo.

Ci racconta la sua versione dei fatti?

La faccenda è talmente banale che non meriterebbe nemmeno di venire ricordata. In realtà, ovvio che qualunque asino degno di questo nome sa bene cosa fare. Nel suo ultimo libro Giorgio Parisi – uno che ha vinto il Nobel, mica l’ultimo garzone – addirittura mi cita: l’asino di Buridano, scrive, si dirige verso uno dei due cumuli di biada e la sua scelta spezza la simmetria. Insomma, ovvio che mangi prima l’uno e poi l’altro, e intanto che mastichi ti stupisci di tanta grazia. Poi ci sono anche asini creativi, volendo, quelli che mangiano un po’ da questo e un po’ da quel trogolo, giusto per convincersi che non ci vedono doppio. Ecco il punto, caro mio: per i filosofi il mondo è geometrico, logico, non ammettono dubbi o eccezioni. Ma la fame è una brutta bestia, non la si ragiona.

Gustave Courbet, L’asino (1863).

Allora la filosofia non c’entra niente?

E chi l’ha detto? Tranquillo, la filosofia c’entra, ma non come la intendi tu. Sulla storia che mi riguarda hanno scritto e divagato in parecchi, Spinoza, Leibniz, Schopenhauer e via almanaccando. Ecco, qui sta la differenza: noi asini ci spacchiamo la groppa, i pensatori ricamano sentenze. In una sentenza di san Tommaso c’è tutto: «Omnis electio est ex necessitate». La scelta viene dalla necessità, in particolare dalla fame. Punto.

Allora l’asino di Buridano non esiste!

Cosa sei, deluso? Certo che esiste, e ce l’hai di fronte. Ma è un parto del pensiero, non solo di quella buonasina di mia madre. Io mi sono soltanto prestato al gioco. O per meglio dire: al giogo. Sta’ a vedere che aveva ragione Voltaire: si muore di fame per il timore di fare una scelta. La faccenda riguarda la paura di scegliere. Et voilà.

Franz Marc, Fregio dell’asino, 1911.

Ma qualcuno l’ha mai compresa veramente?

Chi, me? Difficile. Vedi, sono nato paradosso, non per venir compreso. Potrei farmi bello dicendo che sì, sono davvero morto di fame quella volta, ma per scelta: volevo sentirmi libero di scegliere quel che non mi giova per non finire schiavo di un’alternativa apparecchiata da altri. Libero come l’asina di Balaam che, vedendo l’angelo, si ferma nonostante il profeta suo padrone la percuota più volte. Ecco il punto, noi asini non abbiamo nome: io sono di Buridano, lei era di Balaam. Hanno forse nome gli asini che portavano i re d’Israele, Maria durante la fuga in Egitto, Gesù a Gerusalemme? No, noi asini siamo sempre gli asini di qualcun altro.

Ma perché il vostro paradiso è qui?

Beh, a regola questi sono fatti nostri. Ma faccio un’eccezione per questa terra generosa e schietta. Nei tempi andati, in Friuli si celebrava la Festa degli Asini, e si intonava il Kyrie Eleison Asini con una voce che, nel canto gregoriano, imitava l’asprezza del raglio. Non era blasfemia: era affetto, era ringraziamento in forma di preghiera. E non è certo un caso se un asino compare tra i mosaici della Basilica di Aquileia. Ecco, accidenti a te, a momenti mi commuovo. Vabbè, che vuoi che ti dica? Il paradiso è là dove si è davvero accolti e compresi.  

Claudio Calzana

Lascia un commento