L’errore più grave è la disattenzione

10/03/2026
Maurits Cornelis Escher, Mani che disegnano (part, 1948). 

A volte l’errore non è un incidente: è un’assenza. Non hai sbagliato a fare, hai sbagliato nel non esserci. Cristina Campo chiama la poesia “responsabilità”, ossia capacità di rispondere alla chiamata: attenzione che si fa presenza, e cura. E se la cura manca, ecco l’errore peggiore: la disattenzione.

È un errore silenzioso, e proprio per questo ideale in chiave narrativa perché non scoppia, semmai scava. Proprio come accade in certi racconti di Flannery O’Connor: in apparenza la vita scorre nei soliti binari. In verità in quel nulla tutto accade, mistero incluso.

Prova a scrivere un racconto senza drammi, immagina il momento in cui il personaggio poteva rispondere e non lo ha fatto. Un secondo di troppo. Un gesto sbadato. E poi lo sguardo che cambia, la distanza che cresce, l’altro che volge lo sguardo altrove, il treno che parte, per sempre.

L’inciampo migliore è spesso invisibile. Ma è quello che riconosci subito, appena lo scrivi. Perché l’errore, a volte, sta proprio nel non aver prestato attenzione. E raccontarlo è già un modo di rimediare, almeno un poco. Che ne dici, ti va di metterti in gioco?

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