Le verità va a caccia dell’errore

01/03/2026
Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente (Autoritratto allo specchio), 1935.

«La verità che a caccia dell’errore | gli apre le braccia, nuda per amore». Il poeta Alfonso Gatto, scomparso l’8 marzo di 50 anni fa, sembra capovolgere l’ovvio: non è l’errore a inseguire la verità, ma la verità a mettersi in movimento, a esporsi, a rischiare. Caccia non è certo un termine gentile: è fame, è fiuto, è ostinazione. Persino crudeltà. Eppure l’esito è un abbraccio. La verità, quando incontra l’errore, lo riconosce come parte della propria identità e visione.

Errore e verità si riconoscono allo specchio. L’una definisce l’altra, come la luce ha bisogno dell’ombra per non risultare semplice abbaglio. In laboratorio, in bottega, in una relazione, perfino in una frase: sbagliamo, correggiamo, riproviamo. In quel piccolo scarto – il refuso, la deviazione, la scelta maldestra – si apre un varco generoso.

L’errore è la condizione di possibilità della verità, perché costringe a verificare, a misurare, a tornare sui propri passi, a dare un senso a ciò che credevamo “giusto”. E invece senza errore non c’è prova, senza prova non c’è verità: c’è solo un’opinione astratta, priva di confronto.

La nuova sfida di 7Parole va a caccia dell’errore. Che ne dici di aprirgli le braccia, per amore?

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