Quello scatto tra mille che rimane impresso

Bella sfida raccontare una fotografia, ce ne stiamo accorgendo dai tanti racconti in arrivo. Già, ma perché abbiamo scelto proprio questa immagine? E come l’abbiamo scelta? Andiamo con ordine. Cercavamo una fotografia evocativa, che mettesse in moto l’immaginazione di chi la osserva anche solo di sfuggita; già ma come sceglierla tra le oltre 100mila schedate nell’Archivio Sestini? Dovete sapere che l’Archivio fotografico del Museo è on line, e la ricerca si può fare per parametri chiave, i cosiddetti tag, ma anche per anni di riferimento, per fondi fotografici, autore, soggetto, scena, colore, tipologia e luogo. Insomma, una cornucopia.
Certo non puoi cercare “immagine evocativa”, devi stare nei parametri previsti se vuoi trovare la fotografia che quando la vedi dici: «Eccola, è quella giusta». E noi abbiamo inserito il tag donna, gli anni 50-70, e siamo andati scorrendo gli oltre due mila scatti che corrispondono a questi criteri. Ebbene, a un certo punto è spuntata lei, e abbiamo capito subito d’aver fatto centro. Sì, perché una fotografia è davvero di valore se è al tempo stesso chiarissima, diciamo pure semplice, ma comunque aperta a più interpretazioni, diciamo pure vaga.
Già, uno scatto ti cattura proprio se resta sospeso, diciamo pure galleggia: è un attimo trafugato dall’esperienza quotidiana, ma che tra mille istanti ti rimane impresso, e ti porta dritto a riflessione. Gli altri momenti della tua giornata scorrono via, questo invece rimane impigliato nel setaccio. Certo, abbiamo vagliato altre centinaia di immagini, scorrendo pagine e pagine di volti e situazioni; ma nessuna fotografia ci ha convinto come questa. E così siamo tornati alla donna con la collana di perle e gli occhi persi in una cornice. Il Torneo l’abbiamo chiamato Immagina giusto pensando a lei che osserva rapita quella foto. Proprio come noi quando osserviamo la fotografia di Calogero Carlo Soncini.
CON IL
MUSEO DELLE STORIE
DI BERGAMO

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Il bello delle fotografie, come di ogni forma d’arte a ben vedere, sta proprio nella molteplicità di letture che generano. Ogni sguardo apre storie e racconti che si intersecano e talvolta smentiscono. La verità dell’immagine risiede giusto nella sua interpretazione. Grazie, Anna.