Il numero 7 per i filosofi antichi

23/09/2023

Filone d’Alessandria (20 ca. a.C.- 45 ca. d.C.), filosofo ebreo di cultura greca, vissuto in epoca ellenistica, attribuisce al numero 7 un ruolo speciale. Elaborando una mistica dei numeri, per il sette crede all’influenza dei pianeti sul cosmo e sui suoi abitanti. Inoltre sostiene ripetutamente che anche il corpo umano soggiace alla legge del sette, visto che la nostra vita si svolge a periodi settimanali. Non solo: un bimbo nato al settimo mese (settimino) può sopravvivere, a differenza di uno nato all’ottavo; dopo sette volte sette giorni il neonato riesce a fissare gli oggetti; a sette mesi comincia la prima dentizione; a 7 anni ottiene i denti definitivi; a 14 anni (7×2) entra nella fase di pubertà; a 21 anni (7×3) completa il suo sviluppo.

Solone invece elabora quella che può essere definita come “teoria delle dieci settimane d’anni”. Era convinto che la vita dell’uomo fosse divisibile in dieci periodi di sette anni ciascuno. Pseudo-Ippocrate, nel trattato Sulle eptadi, riprende e completa la dottrina soloniana: elabora le sette età della vita, ponendo a sua volta come limite 70 anni d’età: nell’ordine, in greco abbiamo παιδίον (paidìon, bambino), παῖς (pais, fanciullo), μειράκιον (meirakion, adolescente), νεανίσκος (neaniskos, uomo giovane), ἀνήρ (aner, uomo maturo), πρεσβύτης (presbytes, anziano) e γέρων (geron, vecchio).

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Testo tratto dalla tesi triennale di Chiara Massini, Il numero 7: origine e ricorrenza di un simbolo storico-religioso.