La conoscenza sta di casa nel Ritorno

Mary Cassatt, Bimbo cerca di cogliere una mela (part. 1893).

Una squisita forma di ritorno la si trova in Leopardi, massime nello Zibaldone. Qui il tema si intreccia alla primitiva visione delle cose che abbiamo da fanciulli. Quelle visioni prime, fortemente intrise di immaginazione, agiscono sulla visione presente, tonificandola, e corroborano la nostra conoscenza del mondo, altrimenti arida. Ogni oggetto non è mai solamente tale, dunque, ma si ravviva in questa poetica del ritorno. Il vero non rende mai giustizia alla realtà: ne è soltanto un simulacro, ben lontano dall’intima vitalità di ogni cosa, che è sempre frutto d’immaginazione.

Scrive il poeta che, per chi vive «sentendo di continuo ed immaginando, il mondo e gli oggetti sono in certo modo doppi». Con gli occhi vediamo la torre di oggi, con l’immaginazione vediamo quella rimirata da fanciullo. E «in questo secondo genere di obbietti sta tutto il bello e il piacevole delle cose». E la torre d’oggi ben misera cosa sarebbe se non tornassimo, appunto, a quella torre antica.

La torre del fanciullo è misura di tutte quelle che seguono: un’idea sorgiva, se vogliamo, cui ogni oggetto presente si raffronta. Ecco perché ricordare non è una consolazione, affatto. La rimembranza è conoscenza, forse l’unica che ci sia data: analizzate le vostre sensazioni più alte, avverte il poeta, e scoprirete che «consistono totalmente o principalmente in rimembranza».

Qualcosa di simile accade a chi scrive. Non basta vedere: occorre anche immaginare. Una radura, una torre, una siepe: non basta conoscerle, bisogna sempre e comunque immaginarle. La sfida Ritorno è aperta fino al 29 novembre: prova a narrare, in 7 parole, la tua duplice visione.

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