Conoscere e riconoscere, questo è il Ritorno

Scrive il poeta Milo De Angelis: «Il ritorno è una forma estrema di conoscenza e di riconoscenza verso i luoghi che abbiamo abitato e abbiamo amato». Per comprendere quale sia il porto che ci è dato in sorte, e come raggiungerlo, «dobbiamo capire dove siamo. E per capirlo dobbiamo ritornare». «Per questo il viaggio in avanti verso il nostro porto è nel medesimo tempo un viaggio all’indietro verso ciò che siamo stati, verso ciò che abbiamo amato».
Ma non sempre è possibile tornare, ci sono momenti che non ammettono repliche o paragoni, unici e incomparabili, e per questo restano scolpiti là dove sono stati vissuti. Altri episodi, invece, sono più disponibili a essere richiamati, perché lì è avvenuto qualcosa che ancora ci riguarda e invoca. Così accade ad Ulisse nel canto XVII, quando ritrova Argo. Sta per piangere, e con uno sforzo estremo si trattiene.
Ma anche Argo avverte qualcosa, pur nella sua vecchiezza. «Argo sentì qualcosa che si rompeva in lui; Il fiato gli mancò, la luce gli mancò; nell’ombra che scese rapida su di lui ebbe ancora la visione di Ulisse. Poi più nulla. Un grande silenzio. Ulisse lo guardò e comprese». La morte di Argo conduce alla rinascita dell’antico padrone, che da Nessuno si fa Ulisse. Il ritorno si compie grazie a due sentinelle: un povero cane che muore e un arco che riprende vita tra le possenti braccia del padrone.
Milo De Angelis, Ritorno, Vallecchi 2023.