L’errare non è mai un errore

09/02/2026
Tristan Tzara, Senza titolo, 1922.

Si sa che errore ed errare sono parenti stretti: sbagliare è anche deviare, vagare, perdere la strada. E qui la letteratura sorride, perché una storia comincia quasi sempre quando un personaggio esce dal percorso previsto. Non serve un cataclisma, basta poco: un numero civico letto male, una fermata della metro saltata, una porta scambiata, una parola detta senza pensarci.

Il punto è la svolta, cioè l’istante in cui ti accorgi che stai parando altrove. E che “altrove” non è solo un luogo: è un incontro inatteso, una verità che non volevi vedere, una via laterale che si affaccia e ti chiama.

Se vuoi un compito impegnativo, prova a scrivere un racconto in cui l’errore è un cambio di rotta. Non spiegare tutto, non raccontare il viaggio: scegli l’inciampo migliore. La porta aperta sulla stanza sbagliata, il passo in più, la voce fuori luogo, l’attimo in cui il personaggio pensa “torno indietro” e invece si butta a capofitto dove mai si sarebbe sognato di osare.

Nei racconti brevi, ormai l’hai capito, una deviazione ben scelta vale più di mille giri di parole.

Vai alla sfida e comincia ad errare!

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