Errore nell’arte e arte dell’errore

In arte, l’errore è quel perfido congegno che ti costringe a guardare due volte l’opera in questione, e a chiederti se sei tu che vedi male o è l’artista che ti rapisce con aria innocente e maliziosa. A ben vedere, tra dipinti e sculture càpitano forse tre tipi d’errore.
1. Errore dell’occhio, o sia illusione. Qui lo sbaglio è tutto tuo, ma te lo ha apparecchiato l’artista. Trompe-l’œil, prospettive, anamorfosi: il pittore costruisce una trappola gentile e noi ci cadiamo volentieri. Basta spostarsi appena di lato, e ciò che pareva vero si svela come inganno. Qui l’errore abita nel nostro punto di vista, che l’artista abilmente imbroglia. Il dipinto di Gijsbrechts sta di casa qui, insieme a Holbein il Giovane e magari anche a Velázquez.
2. Errore della logica, o sia infrazione. Non è l’occhio a tradirti, ma l’autore che irride leggi e codici, consuetudini e tradizioni. Le proporzioni saltano, gli oggetti sono “maleducati”, lo spazio diventa paradosso. È una ribellione composta, ma non sempre risolta: l’immagine resta nitida, ma il mondo non torna. E proprio perché non torna, ti obbliga a ripensare le regole del gioco. Qui stanno di casa Magritte, Dalì, Max Ernst e Man Ray.
3. Errore come metodo, o sia scelta. Nel Novecento capita che l’artista scelga di affidarsi all’imprevisto, al caso, allo scarto. Talvolta si cela dietro l’errore, che si fa direzione estetica, spesso provocazione: non un difetto da nascondere, ma la firma da esibire. qui si possono evocare i Dadaisti, Pollock, Cage e Tinguely.
Per i racconti brevi forse è lo stesso: scegli quale errore vuoi abitare — illusione, infrazione, scelta — e fermati sull’inciampo migliore. Da lì nasce la storia. Dove basta un nonnulla per cambiare tutto.