Che ci dice il poeta dell’ombra?

13/01/2026
Ugo Mulas, Eugenio Montale e l’upupa (part, 1970).

C’è un modo elegante (e forse un po’ spietato) di parlare dell’ombra: far parlare lei. In A questo punto Montale ci consegna un’ombra che non è più “effetto collaterale” della luce, ma un personaggio con voce propria, una compagna di viaggio che a un certo punto ti prende da parte e ti dice: basta.

«A questo punto smetti / dice l’ombra». L’incipit è una soglia netta: nessun urlo, nessuna scena. Certo una decisione secca, definitiva. Subito dopo arriva il rendiconto: «T’ho accompagnato in guerra e in pace», «sono stata per te l’esaltazione e il tedio». L’ombra non è solo ciò che ti segue: è ciò che ti impasta, la scia delle tue giornate, l’eco delle scelte. In un certo senso: la tua coscienza.

E poi arriva la confessione più sorprendente: «io sono il tuo pensiero». L’ombra smette di essere un semplice profilo e si fa architettura interiore: protezione e limite insieme, “scorza” e abitudine, alibi e posa. Eppure, nel gesto finale, l’ombra sembra volerci liberare, o forse è lei che non vuole più stare al gioco: «Strappati dal mio fiato» e «cammina nel cielo come un razzo».

Il poeta invita a non addossare colpe alla propria ombra. La chiusa è un piccolo esercizio spirituale: «guarda con i tuoi occhi e anche senz’occhi». Ovvero dentro di te, e oltre. Dove non ci sarà ombra a confortare la tua ipocrisia. Dove potrai essere lieve, sempre che tu possegga il coraggio necessario. O la più dolce e umanissima follia.

Che ne dici di raccontare l’ombra come voce? Raccontala in 7 parole, come qui si conviene.

A questo punto smetti
dice l’ombra.
T’ho accompagnato in guerra e in pace e anche
nell’intermedio,
sono stata per te l’esaltazione e il tedio,
t’ho insufflato virtù che non possiedi,
vizi che non avevi. Se ora mi stacco
da te non avrai pena, sarai lieve
più delle foglie, mobile come il vento.
Devo alzare la maschera, io sono il tuo pensiero,
sono il tuo in-necessario, l’inutile tua scorza.
A questo punto smetti, strappati dal mio fiato
e cammina nel cielo come un razzo.
C’è ancora qualche lume all’orizzonte
e chi lo vede non è un pazzo, è solo
un uomo e tu intendevi di non esserlo
per amore di un’ombra. T’ho ingannato
ma ora ti dico a questo punto smetti.
Il tuo peggio e il tuo meglio non t’appartengono
e per quello che avrai puoi fare a meno
di un’ombra. A questo punto
guarda con i tuoi occhi e anche senz’occhi.

Da Diario del ’71 e del ’72.

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