7 parole, unico Torneo con l’inno

Tra i tanti primati, il nostro 7 parole vanta anche quello di possedere, unico nel suo genere, un inno ufficiale, dedicato e su misura. È opera di Marco V. Burder, uomo dalle mille competenze e virtù: in ordine sparso Burder è scrittore, filosofo, traduttore, pittore, scultore, compositore, musicista e chissà quante altre cose ancora.
Lasciamo la parola a Burder: «Per complimentarmi con la tua originale iniziativa, ti mando un breve pezzo musicale vagamente ispirato a un’euforica canzone scozzese per bevitori, Come fill, che Beethoven restaurò e musicò su commissione nel 1817 insieme a decine e decine di altre, di cui si erano corrotte o smarrite le partiture. L’esecuzione col violino (fiddle) irlandese a orecchio, ovvero col violino da osteria, è opera mia, dunque non certo professionale. A volte mi diverto così, con l’unica approvazione dei miei cani. D’altronde: a chi suona da cane, dai cani l’applauso ululato. – Lo strumento è un lascito familiare, ritrovato fortunosamente vent’anni fa. Risale a un liutaio tedesco degli anni Trenta del Novecento».
Al primo ascolto, abbiamo eletto Come fill a inno del 7 parole. Possiede una vivacità gioiosa che mette in moto i piedi, oltre che i calici, s’intende. Il brindisi va a voi concorrenti, che sempre più numerosi ci deliziate di racconti; e a tutti coloro che hanno reso possibile questa nostra impresa, memorabile e bella.
Per i concorrenti più piccoli d’età – ci sono anche loro, lo sapevate? – ecco invece Sette, direttamente dallo Zecchino d’Oro del 2010.
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