Il 7 nelle religioni monoteiste e orientali

Nelle tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islam) il numero 7 è presente in più parti: la Creazione in sette giorni, la menorah (il candelabro a sette bracci che nell’antichità veniva acceso nel tempio di Gerusalemme), i vizi capitali, i doni dello Spirito Santo, i sacramenti, le opere di misericordia, le virtù, i dolori di Maria, gli attributi fondamentali di Allah, le colonne che sorreggono il mondo per gli islamici, la suddivisione del tempo in settimane…
Molti riferimenti li troviamo anche in altre religioni: sette sono gli dei della felicità nel buddismo e nello shintoismo; sette sono i Rishi (saggi o profeti nella tradizione indiana), sette sono i Chakra, i centri di energia che nel corpo umano presiedono alle funzioni organiche, psichiche ed emotive.
Ogni religione ha espresso a suo modo questo originario bisogno di semplificare la realtà, e guarda caso ha impiegato il numero 7 nel particolare sforzo di dare ordine al cosmo. Il 7, insomma, è preponderante non solo nella cultura occidentale, ma anche presso tanti altri popoli e confessioni.
Testo tratto dalla tesi triennale di Chiara Massini, Il numero 7: origine e ricorrenza di un simbolo storico-religioso.
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